PIRAMIDI E PIANIFICAZIONI

24 Ottobre 20200

Cosa hanno in comune la psicologia e la finanza?

Due campi solo apparentemente distanti e invece fortemente legati.

Quando si tratta di fare scelte riguardo ai soldi e al loro investimento può capitare,
inconsapevolmente, di cadere in quelle che vengono definite “trappole mentali”

Ne cito solo alcune:

1) eccesso di fiducia nelle proprie capacità (overconfidence)
2) immobilismo e attendismo
3) preferenza per cose conosciute o più vicine a noi (home bias)
4) avversione alla perdita

Tutte situazioni che sono fonte di errori e che ci possono portare:

ad assumere dei rischi non necessari

ad avere solo titoli della banca vicina a casa o dello Stato

a non disfarsi di investimenti in perdita e senza prospettiva solo per non “contabilizzare”
mentalmente quella perdita.

Il caso dell’immobilismo appare quello più frequente, a giudicare dalla massa di risparmio
oggi presente sui conti correnti, cresciuta a dismisura dall’inizio della pandemia.

Da cosa deriva?

Spesso dalla ricerca del cosiddetto “timing”, il “ momento giusto per entrare”.

Oppure semplicemente dall’essere ostaggio del “NON SI SA MAI!”

In realtà il momento giusto esiste solo a posteriori visto che nessuno conosce il futuro dei mercati
finanziari e anche chi fa quello di mestiere sbaglia nel 50% dei casi.

È il cosiddetto “senno del poi” di cui il mondo è pieno. Soprattutto quello degli investimenti. E ne
deriva che il momento giusto per investire è sempre e deve essere legato al “per cosa investo” e al
tempo che ho a disposizione.

I mercati, come ho già scritto altre volte, sono uno strepitoso nastro trasportate di soldi:

da chi ha fretta ha chi ha tempo.

Riguardo al “non si sa mai”, al tenere i soldi fermi in conto come tutela per eventuali eventi negativi
della vita, ci sarebbe molto da dire. Gli italiani non si assicurano adeguatamente contro quei rischi
che, qualora si verificassero, potrebbero seriamente compromettere il benessere di una famiglia.
Terremoto, incendio, perdita dell’autonomia o mancanza del percettore di reddito. Sono tutti eventi
per i quali non è necessario tenere dei soldi immobilizzati che peraltro, nella maggior parte dei casi,
sarebbero insufficienti. Servono adeguate coperture assicurative.

Veniamo alle cose positive.
l nostro cervello fortunatamente è anche orientato ad una contabilità mentale, cioè quella tendenza
che abbiamo di suddividere i soldi in base all’utilizzo che ne dovremo fare.
Mi capita spesso di trovare chi mi dice che “questo conto serve per le spese di casa”, “questo serve
per il mutuo”, “questo mi serve per le vacanze” o “questi sono i soldi per i miei figli”.

Questa attitudine che ci viene naturale ci può aiutare ad affrontare quella che si chiama
Pianificazione Finanziaria.
Tenere in conto corrente i soldi che servono per le spese di casa o per le vacanze è giusto ma è
sbagliato tenerci anche quelli destinati ai figli o alla vecchiaia.
Proviamo allora ad immaginarci una piramide come quella alimentare.
Alla base troviamo tutti gli alimenti da consumare in maggiori quantità e che ci assicurano le
energie quotidiane, spostandosi al centro troviamo le proteine ossia i mattoni dell’organismo e in
alto quelli che dovremmo mangiare con moderazione.
Ogni piano è studiato in modo tale da fornire al nostro organismo quegli alimenti necessari per
poter godere di una buona salute.

Nella piramide della pianificazione finanziaria, invece, ad ogni livello corrisponde un particolare
bisogno e una certa tipologia di prodotti finanziari.
Alla base si trovano i bisogni di sicurezza , ai quali si fa fronte con investimenti poco rischiosi o
meglio ancora con polizze assicurative che possano coprirci da quei rischi che possono lasciare la
famiglia in difficoltà.
Seguono poi gli strati corrispondenti a progetti o bisogni di lungo periodo (esempio: il benessere dei
figli, i viaggi durante la pensione, l’assistenza in vecchiaia) ai quali associare investimenti con un
maggior potenziale di rendimento ( e quindi di rischio, che necessita di essere ben diversificato).
Al vertice si collocano, infine, gli investimenti più rischiosi in assoluto, quelli che rispondono alla
voglia di speculazione e quindi soldi che siamo disposti anche a perdere.

 

C’è senz’altro affinità tra le due piramidi:
Pianificare un investimento, come una dieta, aiuta a controllare tutte quelle emozioni che
possono portarci fuori strada.
E in entrambi i casi è il fattore tempo ad essere determinante.
Come nella dieta l’obiettivo desiderato arriva con metodo e con il tempo, cosi nella parte dedicata
all’investimento per i bisogni o i progetti futuri, è il tempo ad essere il principale ingrediente.
Vorremmo avere tutto e subito, ma solo con pazienza, metodo e soprattutto controllo delle nostre
emozioni arriveranno i risultati.

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Cristina Capitoni
Consulente Finanziario
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